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Hodges va dritto al punto: «Gli avversari devono aver paura delle Zebre»

Hodges va dritto al punto: «Gli avversari devono aver paura delle Zebre»

Un gioco semplice, pulito, efficace. Ecco la visione che Richard Hodges sta portando alle Zebre. Il 48enne britannico si è unito allo staff tecnico quest’anno dopo sei anni di esperienza come assistente allenatore dei Cardiff Rugby.

Richard, che ha preso in carico la gestione e lo sviluppo della difesa e del gioco al piede del XV del Nord Ovest, ha introdotto degli elementi di grande stimolo nel gruppo squadra, grazie al suo profondo “know-how”, al suo rigore e al suo forte temperamento.
Intervenuto in settimana ai microfoni del sito web del Club, Hodges ha parlato del lavoro svolto sin qui, degli obiettivi e delle aspettative per la nuova stagione.

Che lavoro hai impostato insieme agli altri allenatori e di cosa ti stai occupando personalmente?
“Essendo nuovo nello staff delle Zebre, c’era tanto lavoro da fare al mio arrivo. Una volta ambientatomi, abbiamo dato ai giocatori due principi chiave: Il primo era conoscere il proprio ruolo in campo, il secondo era che sarebbero stati giudicati dal loro sforzo. Questi sono i stati i due criteri con cui abbiamo impostato il lavoro nel corso della pre-season. Abbiamo disputato due amichevoli, siamo abbastanza soddisfatti di come ci siamo comportati dal punto di vista difensivo. Entrambe le sfide sono state simili a sessioni di allenamento; abbiamo cercato di concentrarci sul gioco al piede, su come difendiamo in situazioni di gioco tattico. Ho lavorato molto al fianco di Josh Syms, un eccellente allenatore che sta seguendo gli avanti, nella difesa in rimessa laterale e sul drive e sulla strategia difensiva in queste situazioni. Gran parte del lavoro della pre-season ha riguardato le collisioni e lo sforzo. Dal mio punto di vista, abbiamo portato dei cambiamenti significativi riguardo la strategia difensiva e ne abbiamo impostata una nuova: nuovi sistemi, nuove chiamate, nuovi metodi di allenamento. Per ora i giocatori si stanno comportando molto bene”.

Disciplina e difesa sono stati due elementi di criticità lo scorso anno. Qual è la grande sfida e gli obiettivi che vi aspettano?
“Dobbiamo vedere un netto miglioramento in entrambe le aree per essere competitivi. Ovviamente i risultati dell’anno scorso non sono soddisfacenti, però se guardi bene in profondità a queste due aree ti accorgi che le Zebre non erano così indietro. Lo sapevo in occasione della partita con Cardiff in cui sono state in partita fino all’ultimo, così come in molte altre sfide. Abbiamo individuato le principali criticità e modellato la pre-season in base a quelle. Ovviamente, sarà una stagione difficile, ma dobbiamo porre nel mirino le nostre gare casalinghe, la campagna in Challenge Cup e i derby”.

Che cambiamenti stai apportando al sistema del gioco al piede rispetto allo scorso anno?
“L’anno scorso le Zebre avevano una filosofia che, da allenatore, è difficile non ammirare, perché era un gioco molto coraggioso. Il coraggio però è legato alla responsabilità, ed è lì che sono emerse le difficoltà. Se devo darti una statistica, la distanza media dei calci di una delle prime otto squadre di URC è di 824 metri. Quella delle Zebre era di 524 metri, circa 300 metri in meno rispetto alla media, l’equivalente di tre campi da rugby. Dobbiamo comprenderlo: abbiamo calciato più di 1000 metri contro Ealing. Ora, molte persone dicono spesso “il gioco al piede è brutto o noioso”: è una percezione sbagliata. Abbiamo la fortuna di avere dei grandi calciatori in squadra: Eden, Prisciantelli, Montemauri, Rizzi, due mancini come Gesi e Pani. Il gioco al piede è forse la principale area dove abbiamo messo il focus e dei chiari parametri: un gioco semplice, pulito, efficace. Sono sicuro che il gioco al piede ci renderà competitivi perché le Zebre chiudono sempre le partite in crescendo, segnando tanti punti nel secondo tempo. Il loro attacco è qualcosa che le avversarie temono, per cui se riusciamo a essere più consistenti e a migliorare il gioco al piede i tasselli del mosaico si comporranno tutti magicamente”.

Che riscontri stai ricevendo dai giocatori, in termini di mentalità, energia, impegno e miglioramenti?
“Quello che abbiamo voluto portare è stata la definizione di un gruppo di leader per ciò che concerne gli aspetti difensivi. Ogni lunedì ci incontriamo e facciamo una review della settimana precedente, di ciò che ha funzionato e di ciò che dobbiamo migliorare, ma anche degli obiettivi della settimana che verrà. Abbiamo una nostra piattaforma di condivisione di dati online dove manteniamo vivo il dibattito. C’è un forte temperamento italiano e appassionato nell’attitudine difensiva. Se riusciamo a inserire ulteriori elementi di conoscenza e di strategia nel sistema, credo che diventeremo molto competitivi”.

Che valore aggiunto porti dalla tua esperienza con Cardiff?
“Prima di allenare i Cardiff Rugby, ho seguito la Nazionale di rugby a sette per quattro anni e la Nazionale U20 per cinque anni, per cui capisco l’importanza dello sviluppo. Quando sono arrivato alle Zebre, ovviamente, ho visto i giovani giocatori provenienti dall’U20 e ho visto il loro potenziale. Mi piace pensare di poter portare un po’ di “know-how” nel sistema difensivo ma, ancora una volta, il sistema difensivo non è qualcosa di isolato, è molto legato alla disciplina, al tasso di turnover, al gioco al piede. Come gruppo di allenatori, ci preoccupiamo che tutto il nostro lavoro sia allineato nei rispettivi settori. Abbiamo avuto dei confronti importanti e il nostro sistema di allenamento è cambiato, l’intensità del lavoro è alta. Personalmente, guardo con molto interesse alle misurazioni gps per essere sicuro che il volume di allenamento sia buono. L’allenamento deve essere più impegnativo della partita. Se riusciamo a renderlo tale, le partite diventeranno più agevoli”.

Qual è la tua filosofia di allenatore? Cosa chiedi ai giocatori che alleni?
“Ho una filosofia molto chiara che guarda alle prime tre fasi di gioco: guadagniamo la linea del vantaggio o perdiamo terreno? Ho lasciato i Cardiff Rugby con un chiaro marchio distintivo nell’area della collisione. È un aspetto che tutte le squadre temevano, per via dei loro giocatori abili nei punti di incontro tra flanker, centri, prime linee. E’ qualcosa da allenare qui alle Zebre, ma penso che dobbiamo migliorare anche la disciplina. Le prime due partite hanno offerto degli indicatori interessanti, in particolare sulle decisioni nei punti di incontro. Voglio però delle collisioni più forti sul portatore di palla. Voglio sviluppare un’identità per cui gli avversari abbiano timore nell’affrontare le Zebre. E’ un lavoro che richiederà del tempo, ma la mia filosofia è chiara e tutti i giocatori l’hanno compresa. Questa è la strada che insieme abbiamo deciso di percorrere e attorno a cui andremo a costruire i principi chiave. Mantenere le cose molto semplici, pulite ed efficaci. Adesso ci aspetta la sfida ad Oyonnax dove misureremo tutti questi indicatori e il nostro sistema di gioco e auspicabilmente il risultato verrà da sé”.

Una lunga pre-season con tanti momenti di socializzazione e relazione fuori dal campo. Che stagione ti aspetti?
“Sarà una stagione dura, ma dietro ad ogni difficoltà si cela un’opportunità. Ero felice a Cardiff e avrei potuto restarci, ma ero in cerca di una nuova sfida. Anche la mia famiglia cercava un’esperienza nuova, possibilmente all’estero. E non c’è sfida più grande di questa: le Zebre hanno concesso 105 mete in URC lo scorso anno. Cercherò di ridurre questo dato sensibilmente, ma come ho sempre detto la difesa non è isolata dagli altri settori. Abbiamo qualche giocatore infortunato da recuperare, alcuni giocatori stranieri da accogliere, come Scott Gregory, sei nazionali dalla Coppa del Mondo, Dylan De Leeuw e Jake Polledri da reintegrare nel gruppo. Mi piace il modo in cui è stato impostato il lavoro di pre-season, con due o tre raduni lontano dal campo, tutte occasioni per spendere del tempo insieme e rafforzare i rapporti. Per me questa è già metà della battaglia. Ora stiamo affinando gli aspetti dal punto di vista tecnico e tattico. Ci sono parecchi giocatori alle Zebre che non vincono una partita da più di un anno. Questo è inaccettabile, è un’area che dobbiamo migliorare. Perdere è un’abitudine, così come lo è vincere. Siamo confidenti che avremo la nostra striscia di vittorie molto presto. Quattro delle nostre prime cinque partite sono a Parma: il calendario ci sorride da questo punto di vista. Ma sono tutte partite molto difficili: non esiste sfida facile nell’URC. Dobbiamo iniziare a cambiare la percezione. Questo richiederà del tempo, ma se continuiamo ad allenarci come stiamo facendo, vinceremo partite”.

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