Parma Calcio
Chivu: «Inter? Il passato non conta, penso solo al Parma»
L’ormai immancabile stretta di mano anticipa la conferenza di mister Cristian Chivu che, come già avvenuto prima del match casalingo con il Torino, ha dato appuntamento ai giornalisti presso la sala stampa dello stadio Ennio Tardini.
Non sarà una partita come tutte le altre per il tecnico rumeno: 13 stagioni in nerazzurro, dal 2007 al 2014 all’Inter come giocatore e poi dal 2018 al 2024 come allenatore delle giovanili. Ovvio che 10 trofei sollevati non si dimentichino in fretta, ma il 44enne di Reșița ha minimizzato sui suoi trascorsi con la Beneamata: il focus è solo uno ed è sul Parma. Chivu ne ha parlato alla vigilia della partita e, sollecitato dalle domande, ha parlato anche di alcuni singolo giocatori della rosa crociata, oltre che del tema infortuni: Cancellieri sarà ancora indisponibile.
Di seguito le dichiarazioni di mister Chivu nell’odierna conferenza stampa: come sempre, c’era le domande di SportParma.
PRIMA CONTRO L’INTER «Il mio passato non lo posso negare. Ci ho passato 13-14 anni anni: la mia stima ci sarà per sempre. Ma ora penso al Parma e a quello che dobbiamo fare, all’obiettivo nostro. Ho preparato la partita come sempre abbiamo fatto: giochiamo contro la squadra più forte d’Italia, una delle più forti in Europa».
MAN DA RECUPERARE «Ogni partita ha la sua storia e questa squadra è stata costruita per vivere un po’ più di transizioni e per lavorare con la velocità degli esterni. Esaltare che loro hanno fatto bene contro squadre importanti del campionato è giusto, ma non è stato fatto sempre: noi possiamo fare bene contro chiunque e questo è quello che abbiamo trasmesso da quando siamo qui. Man sta lavorando bene, come atteggiamento mi piace, sta cercando di superare questo momento di difficoltà, sono convinto che riuscirà a sbloccarsi e ad essere decisivo per la nostra squadra».
LØVIK E ONDREJKA «Vengono da una cultura diversa. Mi piace la spensieratezza e vorrei che anche gli altri l’avessero. Stanno cercando di mettersi in mostra. Il fatto della lingua con un po’ la loro crescita. Mi accorgo che devo parlare due lingue contemporaneamente, e per me non è un problema, se non fosse che a volte mi scordo di fare la traduzione… Sono due giocatori giovani, stanno imparando il calcio italiano, stanno imparando cosa vuol dire avere un ordine nel gioco. Arriverà anche il momento di Løvik, Ondrejka qualche minuto in più l’ha avuto. Løvik nasce terzino, può fare il quinto: secondo me è un po’ più dura considerarlo esterno d’attacco, visto che vengono considerati per gol e assist».
LE DUE PUNTE «Quella è stata sempre la nostra preoccupazione non creare confusione. Durante queste 5 partita noi abbiamo sempre affiancato qualcuno alla prima punta, anche se non una prima punta di mestiere. A partita in corso abbiamo provato, anche se per poco, ad avere due punte vere: sicuramente è un’opzione. Non credo che si partirà dall’inizio con questa situazione, ma a partita in corso è una soluzione».
SPENSIERATEZZA «Vivere un momento così incerto, insicuro può togliere un po’ di spensieratezza. All’estero c’è meno pressione, perché un gioco è sempre un gioco, perché l’allenatore incide meno sulla parte tattica. E quindi la spensieratezza viene naturale. Noi in Italia siamo abituati a pensare a cose che mettono tanti dubbi ai giocatori. Per me nel calcio bisogna avere ance responsabilità, oltre alla spensieratezza. A livello mentale stavo ragionando se era meglio vincerne 2 e perderne 3: avremmo avuto gli stessi punti. Io al lunedì mattina mi devo sempre presentare davanti a loro e dirgli che non aver perso è importante, perché ci permette di crescere e di ottenere qualche risultato in più».
ASPETTI POSITIVI «Si sono calati nella realtà di accettare la classifica e in quello che si deve fare per uscire, accettare il metodo di lavoro giornaliero, i ragazzi mettono a disposizione tutto della squadra: è una squadra viva, che vuole rimanere a fare la massima categoria. Questo era un punto di partenza importante. Vedo una reazione da parte loro, mi fa piacere».
IN & OUT «Cancellieri ancora fuori, Bernabé ha preso quella famosa “vecchietta”: ha saltato il primo giorno di allenamento, poi è rientrato e si è allenato normalmente».
COME OSTACOLARE L’INTER «Si deve avere coraggio, tanta applicazione, la condizione mentale di capire i momenti della partita: accettare di difendere più basso, ma anche capire quando loro concederanno qualcosa. Si parte da 0-0, ovvio che loro sono favoriti, ma le possibilità sono 50% e 50%».
LOTTA SALVEZZA «Tutto è aperto, non guardiamo quello che devono fare gli altri. Guardiamo partita per partita quello che dobbiamo fare noi».
I CENTRALI DI DIFESA «A Verona hanno fatto molto bene sia Vogliacco che Valenti: mi fa piacere aver visto fare uomo contro uomo. Alla fine, però, io esalto la squadra: organizzazione, densità, non aver mai messo a rischio i due centrali è un po’ il merito di tutti. Come noi difendiamo è merito della squadra e non solo del reparto dei difensori. Poi loro hanno la responsabilità individuale di vincere i duelli, i contrasti, difendere in avanti ma preoccuparsi anche di quello che succede alle loro spalle. Spicca sempre quello che fanno loro, ma conta quello che fanno i compagni intorno a loro».
I TIFOSI «Lunedì sera avevamo 1300 tifosi a Verona, volevamo ringraziarli. Poi noi ci impegniamo al massimo, ci mettiamo un po’ di grinta per far capire che vogliamo rimanere insieme a loro a fare la categoria. Lo abbiamo fatto a Verona, lo abbiamo fatto col Torino, lo faremo domani in uno stadio tutto esaurito».
