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Parma Calcio

Deprezzamento del parco giocatori, due anni neri per il Parma

soldi euro

Strane congetture, fenomeni imprevisti e risultati scadenti. Un mix terribile che negli ultimi due anni ha generato pesanti ripercussioni sulle casse del Parma. In una sola parola, “deprezzamento” o “svalutazione”.

Un fenomeno che ha abbassato e in alcuni casi dimezzato i cartellini di molti giocatori crociati. La conferma arriva da alcuni operatori di mercato contattati in questi mesi da Sportparma e dalle ultime variazioni pubblicate da Transfermarkt. Dati superficiali, nel caso del famoso sito tedesco, frutto di criteri di valutazione gestiti da algoritmi e/o semplici appassionati, che sono già stati “smontati” dal tribunale federale italiano nel corso dell’ultimo processo sul caso plusvalenze (era coinvolto anche il Parma), ma che riportano il calcio italiano ad una dimensione più “umana”, più sostenibile.

Fatto sta che i dati sono allarmanti, soprattutto da un punto di vista economico, perché in caso di cessione di uno o più giocatori, questo comporterebbe pesanti minusvalenze da mettere a bilancio.
E’ il caso di Dennis Man che oggi vale 6-7 milioni di euro (fu acquistato a 13 mln), oppure di Lautaro Valenti, acquistato nell’estate 2021 dal Lanus per 10,5 mln, oggi vale non più di 3-4 milioni.
Ma la lista “nera” è molto più ampia e ne fanno parte quasi tutti gli acquisti dell’era Krause, ad eccezione dei giovani Bernabé, Circati e Turk; oltre a Juric che Transfermarkt valuta 1,4 mln e Delprato 2 mln (quotazioni in rialzo).
Per non parlare dei giocatori che rientrano dai prestiti e che il Parma non è ancora riuscito a liberarsene a titolo definitivo: Karamoh, Grassi, Pezzella, Cyprien, Da Cruz, ecc. Il danno non è calcolabile, ma è sicuramente da allarme rosso, anche se il calciomercato reale è fatto di cifre spesso non in linea con le valutazioni riportate da stampa e appassionati.

A tutto questo, cioè ad una retrocessione e ad un 12° posto in serie B, bisogna aggiungere altri importanti fattori che hanno contribuito a deprezzare i cartellini dei calciatori sotto contratto con club italiani: in primis il Covid, poi la mancata qualificazione ai Mondiali, lo scarso rendimento in campo europeo (Roma a parte) e le recenti restrizioni imposte dall’Uefa.
Secondo un recente report di KPMG, negli ultimi due anni la svalutazione dei cartellini dei giocatori in serie A sfiora 1,5 miliardi di euro (-26,1%). Una cifra abnorme. E non è solo colpa del Covid.

 

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